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ABCuoco

 «Se avete l’intenzione di diventare un cuoco, e fate le mosse appropriate, diventerete dei discreti cuochi. Non certo degli Escoffier, a meno che non abbiate il talento necessario, ma somiglierete molto di più a un cuoco di chi non ne abbia mai avuto l’intenzione e abbia agito di conseguenza».

Edward De Bono, Sei Cappelli Per Pensare, Milano, Rizzoli

  

La cucina è la moda del momento. Cuochi messi alla prova, vini degustati in ogni istante, talk show farciti di ogni genere di prelibatezze e l’onnipresente cuoco affannato fra luci e microfoni a disquisire sul cibo e a dettar ricette. L’enogastronomia è un tormentone per i nostri occhi e le nostre orecchie, non più piacere per il palato e per lo stomaco. In bocca spesso non ci sono altro che le parole. Termini per la degustazione, vocaboli tecnici per la spiegazione dei metodi di preparazione delle ricette o anche valanghe di parole per fornire informazioni utili all’acquisto di ogni prodotto alimentare commerciabile e commerciato.   Solo parole, quindi, troppe, inconsistenti,  inutili e quindi superflue.

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ORGANIZZARE&GESTIRE

Organizzare e gestire un’attività di ristorazione è divenuta, oggi, un’esperienza che molte persone, fra cui anche imprenditori già affermati, hanno intrapreso come una facile avventura, auspicando risultati generosi. La televisione, i giornali e in generale tutti i mass media hanno lanciato la moda della cucina come un’attività semplice e alla portata di tutti, anche non addetti di settore.  

Aprire un ristorante è argomento da spot pubblicitario, si aprono ristoranti sull’onda delle tendenze del mercato, promovendo marchi automobilistici o griffe dell’alta moda.

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TECNICHE&RICETTE

È senz’altro un piacere, in un periodo in cui i cuochi parlano molto e molto fanno parlare di sé, ritrovarne uno che scrive, e si dedica al genere letterario che più gli compete: il ricettario. Ben lungi dallo squalificarlo professionalmente, o di non attribuirgli il ruolo che merita, un libro di ricette riporta lo chef alla sua dimensione naturale, ovvero quella di maestro d’arte, sicuramente, ma anche di tecnico. Come insegnano i grandi della letteratura, l’ispirazione è solo una delle fasi della creazione; se non supportata da quello che comunemente viene chiamato “il mestiere”, ovvero dall’abilità di tradurre in atto ciò che la mente pone in essere, la creatività resterebbe fine a se stessa.

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